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about
ho bisogno di guardare le cose da vicino (forse è perchè sono miope)

gente che mi l(r)egge


è il tempo delle mele


plogghe

al momento sto leggendo
+ La corsa di Billy +
Patricia Nell Warren

e ascoltando
playlist da 15enni tristi


una al mese

bonzamimucho


fatevi un giro (yeah)
benny panatta
compagno di chakra
Patonzo
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Kessenchu
procrastinatevi!
testa di babba
chiusoperferie
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..e sempre al momento
hanno fatto capoccella *loading* anime e sono on line


11/03/2007
 

DOPO IL .1 DI NORMA CI VORREBBE IL .2 MA A VOLTE È IL CASO DI RESTARE FEDELI ALLE VERSIONI PRECEDENTI




Difficilmente sono riuscita a trovare nella mia vita un podio dove lo scalino verso la medaglia d'oro fosse all'altezza delle mie possibilità.
Essere primi in qualcosa può diventare lo scopo di una vita intera. Già da piccola avevo il sospetto che assaporare il trionfo (quello magnifico di una scalata sul k2, non di altro tipo) poteva essere un'impresa non proprio alla portata di tutti. Invidiavo da morire la prima della classe perché io invece simulavo clamorosamente di sapere tutto facendo una fatica della madonna; la prima arrivata alla corsa campestre dove io invece ero quasi affogata in una pozzanghera mentre mio padre scuoteva la testa; il primo ad arrivare a casa dopo la scuola perché a me toccava restare sul pullman da sola con l'autista e la moglie e arrivavo a casa che avevano già mangiato tutti.

Crescendo qualche sassolino me lo sono tolto diventando il primo amore di qualcuno. Ma, diciamolo, non è proprio la stessa cosa.

Ora, improvvisamente, ho davanti una grande occasione. Ho scoperto di poter riuscire bene in una cosa e che per riuscirci quel tot che serve per la medaglia d'oro c'è bisogno di un sacco di fatica, di lavoro sodo e di strategia. Insomma, di buona parte di quelle cose che ti elevano e ti fanno meritare il rispetto delle persone.

Mi spiego: tutti i giorni, tornando da lavoro prendo la metro B a Policlinico e scendo a Termini per prendere la metro A. Non so se qualcuno ha presente la scena. L'umanità che percorre il mio stesso tragitto, alla stessa ora, girando alle stesse curve e salendo e scendendo gomito a gomito le scale mobili, con lo stesso passo, pensando intensamente alla meta, non è inferiore per mole e motivazione all' umanità assiepata sulla linea dello start ogni anno alla maratona di New York.

In entrambi i casi l'agonismo è fortissimo. In entrambi i casi si può morire schiacciati o tramortiti da odori micidiali. In entrambi i casi alla prima curva la milza può cedere. In entrambi i casi puoi dirti che non ce la farai e dargliela vinta.

Il punto è che io giovedì scorso, senza sapere come e perché, sono stata la prima a scendere dal vagone - passo veloce e concentrazione - e anche la prima a fare la curva con la milza ancora al suo posto. Una sensazione meravigliosa da prima in classifica mi ha tolto il fiato per un attimo (sufficiente ad uno alto un metro e novanta che mi stava col fiato sul collo di superarmi e piantare la sua bandiera sulla scala mobile) e ho capito di avere una chance. Una chance formidabile di riuscire.

Probabilmente il giorno preciso in cui io riuscirò e salirò sul mio podio al posto che merito Ségolène Royal diventerà il primo presidente francese donna, Rita Levi Montalcini confermerà di aver trovato il segreto della vita eterna o Jennifer Lopez nuoterà la Manica a farfalla con un costume in strass firmato D&G.
Tutte cose fighissime che distoglieranno l'attenzione sul mio record metropolitano.

Spero almeno in una piccola commemorazione da viva.



bonza | 02:19 | commenti (6)


14/09/2004
 

MA QUANTO MI PIACCIONO

A ME


I BILANCI?


PARECCHIO.


Sono giunta ormai alla seconda settimana di convivenza (con mia sorella) nella mia nuova casa. Il tacito accordo tra me e la mia consanguinea è che nessuna delle due deve fare più di due domande all'altra nella stessa giornata, una regola che ovviamente arreca benefici esclusivamente alla sottoscritta dal momento che (notoriamente) sono io quella che azzecca tutte le risposte sbagliate. Le domande attengono per lo più alla sfera delle faccende domestiche (ti sei ricordata di fare questo e quello), campo nel quale io miagolo nel buio mentre lei vanta dei meriti.
Per non farmi prendere in contropiede sto lavorando ad una strategia di pressione psicologica che spero dia i suoi frutti:
ad esempio ho scoperto che la umilio moltissimo quando la rimprovero perchè lascia i dischetti sporchi di trucco sul lavandino.
Così ogni tanto ne sporco uno in maniera fittizia e lo appoggio lì, con il solo scopo di sconfonderle le idee e aggravare la sua posizione.


Ho inoltre stilato una lista delle cose successe e di quelle che prevedo succederanno a breve:

ricezione primo scherzo telefonico

pagamento prima esorbitante bolletta

primo espletamente pulizie domenicali

primo risveglio (truccata&ancoravestita) alle sei di mattina sul divano

primo balletto R&B davanti allo specchio

prima rovinosa caduta dal letto dopo sogno devastante

prima tenerezza con mia sorella

primo scazzo con mia sorella

primo tragico approccio con la tecnologia domestica

prima presa di spigolo con il piede destro

prima presa di spigolo con piede sinistro

prima visibilissima scorticata di muro

prima figura di merda con i vicini


 

























bonza | 12:32 | commenti (36)


03/09/2004
 

VABBE' CHE



MI HAI VISTO



CRESCERE



 

(MA OGGI ERA MEGLIO
SE TI FACEVI I CAZZI TUOI)



Sono andata dal dottore.
Il solito, l'amico di famiglia.
Si è fatto crescere la barba: adesso ha un chè di selvaggio che, abbinato al tripudio di palme del poster appeso sopra la bilancia, fà tanto Cast Away.
Mentre mi visita penso che Cast Away io non l'ho nemmeno mai visto ( e mi sta bene così).

Mi dice che devo bere di più e anche che 'sto sbattere di gamba e di piede e di palpebra indica che la mia vita avrebbe bisogno di un aiutino.
Dice che posso scegliere tra due cose: l'amore o lo xanax.

(....)

(Ma guarda questo, penso, gnente gnente che mi sta per fare il Discorso. Uè, Vincè, per carità: non mi cominciare a dire che l'amore guarisce tutte le ferite e che è ora che mi sistemo perchè sennò faccio un macello, quant'è vero iddddio)

Farà di peggio.
Mi racconta come ha conosciuto la moglie.
Una storia tristissima e di un romanticismo inverosimile difficile da mettere per iscritto.

Alla fine del racconto, con la mascella nelle mutande e gli occhi sfatti dal pianto, accetto un kleenex e la ricetta per un intruglio a base di erbe che dovrebbe aiutare la mia vita.

Per quanto riguarda l'amore rigiro la domanda al mio emisfero destro.























bonza | 18:17 | commenti (15)


26/08/2004
 

CRESCIUTI


A PANE E KAMASUTRA.


[CERTO]




dunque: fondamentalmente lo scopo di quella che chiamano "ricerca sociale" è farsi un pò i cazzi di tutti.
per questo motivo la sociologia ha inventato la televisione.
per insegnare alle persone che più siamo e meglio è e che sarebbe ancora meglio se in questo "più siamo" ci sentissimo un pò come in una famiglia e proprio come in una famiglia arrivassimo a scandalizzarci per tutto senza però stupirci di niente.

questo per dire che ieri sera ho banalmente visto su All Music un programma che sia chiama The Club, il cui obiettivo è quello di far trescare maschi e femmine via sms spendendo 85 centesimi (mi pare, era scritto piccolissimo) ad ogni messaggio. Maschi e femmine vengono selezionati in discoteca e poi piazzati davanti ad una telecamera. Devono quindi rispondere a domande maliziose cercando di risultare affascinanti e scafati e, soprattutto, desiderosi di essere scelti da qualcuno a casa.

Una volta, quando assistevo a certe scene, mi veniva da pensare.
Adesso che sono addomesticata, invece, mi piscio sotto dalle risate.
No lo so se lo scopo del programma è quello di far ridere la gente, ma tra le priorità di chi invece partecipa (oltre l'ovvio desiderio di accoppiarsi vicendevolmente e in maniera selvaggia magari - perchè no - anche più di una volta) c’è sicuramente quello di fare della ricerca sociale la scienza esatta, nel senso che è proprio vero che a certe persone gli puoi mettere addosso delle etichette e poi infilarle nel loro reparto proprio come se vivessimo in un grande supermercato.

Ci sono quelli timidi che non riescono a tenere più di un nanosecondo lo sguardo fisso in camera, che per dissimulare fingono di essere entrati in simpatia con tutta la troupe e lo staff del programma, ridacchiano e puntano quindi lo sguardo dove tu non saprai mai cosa c’è.

Ci sono quelli che non ci capiscono niente:
intervistatore - preferisci i boxer o gli slip?
lei- I box.

Ci sono quelli che danno l’impressione di aver capito di tutto e di più e alla fine sgravano di parecchio:
intervistatore - qual è il tuo sogno?
lei- vorrei diventare parlamentare europea

Alcuni sono carini, altri sono talmente brutti che il provino non glielo fanno fare in discoteca, ma in campagna (per valorizzarli).

Le ragazze sono tutte un po’ dolci e un po’ aggressive (perché il binomio puttana e sposa fa’ contenti un po’ tutti)

I maschi sono tutti gelosi, ma mai possessivi (questa quando la sento mi sorprende sempre).

Infine, alla domanda “quante posizioni del Kamasutra conosci?” rispondono tutti come se il Kamasutra l’avesse scritto Manzoni e te lo facessero leggere a scuola.


 




















bonza | 15:30 | commenti (23)


23/08/2004
 

E' ASSURDO, MA...


[parte seconda]

 

 

Faccio ritorno ora.
Ho i battiti cardiaci leggermente accellerati e un tic all'occhio, ma sono felice.
L'impresa è stata compiuta con successo. porto a casa un quarto posto e due licenze.
I primi tre posti li ho ceduti volentieri a chi aveva addirittura cenato lì con moglie e figli.

 "I padri fondatori", così ci siamo autodefiniti sulla base della geniale idea di coniare un blocchetto di numeri per stabilire una specie di graduatoria inter nos. ci si scambiano anche numeri di telefono vari allo scopo di verificare tra trenta giorni che qualcuno non abbia fatto il furbo con le assegnazioni.

Manteniamo guardinghi le nostre posizioni fino alle sei, quando arrivano voci che alla nona circoscrizione (S. Giovanni) ci sono già 500 persone, tra cui alcuni dopatissimi che già da venerdì avevano iniziato la veglia. ci guardiamo in faccia, rilassati. noi siamo una decina,  per una volta tutti strafelici di una circoscrizione di basso profilo. 
Qualcuno va a sonnecchiare in macchina, qualcuno comincia a raccontare aneddoti sulle sue esperienze alle prese con la burocrazia. poi scattano i discorsi sugli aumenti dei prezzi e si capisce subito che il leader è un tizio che si chiama mauro. Logorroico come se ne trovano pochi ha rincoglionito uno ad uno tutti quanti. Ogni tanto si spegne, poi qualcuno dice qualcosa su cui lui è ferratissimo e si rianima.
Dice che ha un locale a nuovo salario ma intanto sta qui ad arraffare 12 licenze per fare non si sa cosa.
D
ice anche che è tornato con tre giorni d'anticipo dalle ferie per tentare l'impresa e gli girano un pò le palle.
Secondo me è un minchione, e soprattutto lavora per qualche agenzia, di quelle che svolgono le pratiche conto terzi.
 Non me ne frega niente, anche perchè lui ha il numero cinque, mentre io il quattro.

Alle sette apre lo spaccio: pizzetta prosciutto e formaggio, calda.
Arriva anche un vigile che tenta di rifare la numerazione, con pessimi risultati.

Nel frattempo io fraternizzo con una signora del Burqina Faso che mi chiama "bella" e che ha degli invidiabilissimi peli ricci sul petto.
Abbiamo le stesse scarpe, ma lei porta il 45.

Alle nove si aprono le porte.
Arriva il mio turno, firmo, pago e ringrazio la signora dello sportello per la sua cortesia.
Saluto tutti e vado a sfondarmi di torta al cioccolato.

 

 

 


















bonza | 12:02 | commenti (6)
 

E' ASSURDO,


MA FORSE


E' IL GENERE DI COSE



CHE MI RIESCE MEGLIO



Tra un'ora esco.
Stanotte dormo in macchina.
Stanotte dormo in macchina perchè devo fare una cosa.
Una cosa assurda.
Una cosa che ritengo assurda per un sacco di buoni motivi.

Quello che devo fare è appostarmi davanti ai cancelli della circoscrizione aspettando che aprano.
Quello che devo fare in circoscrizione è consegnare un modulo per ottenere una licenza di tipo "B".
Ovvero una licenza da Bar.
I requisiti fondamentali per intraprendere l'impresa sono due: un punteggio alto (accumulato grazie ad una serie di x con cui ho barrato svariate caselle secondo la tecnica del "ce l'ho") e un ordine di arrivo del modulo sulla scrivania dell'addetta alle attività commerciali che oscilli tra 1 e 3.
Io, ovviamente, punto all'oro.

Sono quindici anni che un'evento del genere non accade più in questa città.
Per avere una licenza devi fare la posta a qualche gestore che sta per schiattare (sempre che tu abbia qualcuno che ti avvisi della cosa), o devi avere un bel pò di soldi per comprartene una (dai figli del gestore che è schiattato nel caso tu non abbia nessuno che ti avvisi della cosa).
Ora però al comune hanno capito che la gente continua ad andare a mangiare fuori anche se non ha i soldi per pagare il mutuo di casa e quindi ha deciso di riprendere in mano la situazione.
Il risultato è un modulo da consegnare sperando che ti caghino il più velocemente possibile e che ti dicano che "ebbene sì, abbiamo giusto una licenza B che fà al caso suo", e te la diano, aggratis.

I cancelli della circoscrizione aprono alle nove, ma io devo essere lì prima.
Diciamo che devo essere lì prima ancora che a qualcun altro passi anche solo per un momento in testa l'idea di eguagliare l'impresa.

Per questo motivo, nelle ultime ventiquattr'ore, ho assunto massicce dosi di caffeina, eseguito 50 flessioni, studiato una serie di conversazioni brillanti per distrarre gli altri concorrenti, preparato una torta al cioccolato con cui affogare l'amarezza del ritorno nel caso portassi a casa un misero bronzo, ricaricato il cellulare per aggiornare parenti e amici durante le diverse fasi dell'impresa.

(ovviamente la licenza B mi serve sul serio, non è un esercizio di stile questo)



























bonza | 00:17 | commenti (3)


20/08/2004
 

HO PORTATO

IL CUORE

IN VACANZA

Salento, terra e libertà. 13 spiagge in 10 giorni. Un sacco di gente incontrata. Un sacco di gente bruciata. Un pò di campeggio, un pò di appartamento. Un sacco di stime e approssimazioni ( ma quanto ci si fa con un litro di gasolio se la macchina va a folle in discesa toccando alternativamente punte di 50 e 60 chilometri orari mentre noi si canta "bye bye bombay"? ma se sei anni fa una casa qui la potevi pagare, che ne so, cento milioni..oggi quanto la pagheresti? ma seconde te quanto è alto lo scoglio da cui si è buttato quello là?). Risposte imbarazzanti. Una cifra di cose da mangiare. Un sacco di disinteresse per i "come-quando-perchè". Qualche pensiero a metà. Grossi, anzi GROSSISSIMI incontri in ristoranti dai nomi improbabili situati in posti improbabili.

Ma ecco, in definitiva, quello in cui siamo stati particolarmenti bravi.

Il gioco olimpionico della minchia,
che consiste nel distinguersi dagli altri attraverso rappresentazioni incontrovertibili di spontanea coglionaggine che verranno giudicate sulla base di una serie di circostanze legate allo scenario e sulle caratteristiche del minchia di turno.

E la graduatoria definitiva è la seguente:

4° classificata

Carla

in “ Io sono minchia tutto l’anno”.

Quarto posto meritatissimo per la protagonista di "Io sono minchia tutto l'anno" che in dodici giorni ha elegantemente schivato le numerose occasioni di alzare la media delle sue minchiatazze, arrivando alla fine della vacanza quasi in scivolata, nonostante la sua ben nota attitudine a fare dell'arte della minchiata uno stile di vita.

3° classificata

Bonza

in “Dammi il gettone che tanto è gratis” e “Venite!Lo so io dov’è la macchina”

La nostra protagonista è in uno stabilimento balneare che in termini di ambient, struttura e spocchia rasenta quasi la perfezione. E' il suo ultimo giorno di vacanza e sa che da lì a pochi minuti dovrà infilarsi in macchina e guidare non-stop per almeno quattro ore. Ha fatto il bagno in un'acqua meravigliosa ma adesso non desidera altro che sciacquarsi un pò i piedi per togliere sabbia e sale. Chiede gentilmente ad un inserviente dove può trovare una doccia e le viene indicato dove può trovarne a go go, previo acquisto di gettoni da cinquanta centesimi. Gliene viene anche regalato uno, pensate un pò. Tutta contenta si appropinqua in zona doccia scassando la minchia agli altri per raggiungerla e godere insieme dei tre provvidenziali gettoni. Dopo aver constatato che il gettone in più le era stato regalato in funzione del fatto che il getto della doccia aveva una durata approssimativa di 5 virgola 4 secondi e dopo essere a malapena riuscita a sciacquarsi uno dei due pollicioni e un quarto di mignolo, solo a quel punto qualcuno le fa notare che a fianco di quella stessa doccia c'è una candida fontanella da piedi che eroga gratuitamente quantità industriali di acqua. Ma la giuria decide per il terzo posto per la parte avuta in "Venite! Lo so io dov'è la macchina" nel quale interpreta il ruolo di una giovane boss con vaghe tendenze tiranniche che sotto un sole bollente sfida i suoi compagni di viaggio incamminandosi con sicurezza verso il punto esatto dove SOLO lei pensa che abbiano parcheggiato ore prima prima la macchina. Fortunatamente nessuno dei suoi compagni ha la benchè minima intenzione di crederle. Per questo motivo, ancora oggi, lei li ringrazia.

2° classificato

Dario

in “Oddio, un’altra volta!”

Nella tranquilla cornice di un appartamento a S. Maria di Leuca, il protagonista di "Oddio, un'altra volta!" da’ il suo contributo alla preparazione di un’ottima pasta all’arrabbiata aggiungendo al condimento abbondanti quantità di peperoncino rosso selvatico che spezzetta con le sue abili mani. Tutti si compiacciono per l’intervento da “professionista del piccolo gesto rifinitore” e procedono alla cena. A questo punto il nostro protagonista, forse per sottolineare nuovamente la sua tempra di uomo del sud, con quelle stesse abili mani si stropiccia gli occhi procurandosi un drammatico bruciore. La compassione generata dalle urla del nostro protagonista scema bruscamente allorquando per la seconda volta, a distanza di pochi minuti, il poveraccio si rinfila le dita nell’occhio. Il giovane si punirà da solo insultandosi più e più volte e accettando il merito di questo secondo posto.

1° classificato

Sergio

in Ale dammi le chiavi di casa” e “Grosso guaio a Metaponto

In "Ale dammi le chiavi di casa" il grande Sergio interpreta il ruolo di un giovane ventiseienne maniaco del controllo che dopo una faticosissima serata crea un momento di autentico panico annunciando di non ricordare assolutamente nulla circa il passaggio delle chiavi di casa nelle sue mani. Tutti sanno che ovviamente è lui l’unico responsabile di un’eventuale smarrimento di chiavi essendo l’ultimo ad essere uscito, ma il grande sergio tenta ugualmente di mistificare le dinamiche scaricando in maniera imbarazzante la colpa sui suoi compagni di viaggio.Le chiavi vengono in seguito ritrovate nel vano portaoggetti della macchina. E’ stato questo, più che lo smarrimento in sé, a fargli valere una repentina scalata ai vertici della classifica.

Ma la consacrazione arriva con la sua interpretazione in “Grosso guaio a Metaponto”, nel quale durante il viaggio di ritorno all'altezza di Metaponto, sbagliando clamorosamente strada, costringe il gruppo ad una deviazione di 40 chilometri attraverso impervie stradi provinciali. La giuria lo consacra vincitore alla luce di alcuni particolari significativi: che l’obiettivo della giornata era arrivare in Basilicata; che il protagonista vive in Basilicata; che in Basilicata o vai verso Potenza o vai verso Matera la strada è sempre e solo una; che il protagonista ha perdurato nel suo atteggiamento di spocchiosa nonchalance quando tutti gli altri, già dopo i primi 10 chilometri di nulla, avevano percepito odore di minchiata in arrivo.

















bonza | 15:41 | commenti (5)


23/07/2004
 

IO MI SAREI LAUREATA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



bonza | 16:39 | commenti (14)


08/07/2004
 

 

 

SONO TEMPI DURI

 

 

X

 

 

LE GIOVANI MARMOTTE

 

 

La prima volta che ho detto vaffanculo a qualcuno avevo già un accenno di tette e oggi me ne pento un po’, perché ho il sospetto che se avessi iniziato prima, oggi sarebbe più facile convivere con questa sensazione diffusa di fastidio (oggi il fastidio è tra le principali cause di ritenzione mentale).

Da piccola, guardando i miei amici maschi che si divertivano ad acchiappare le lucertole con lo spago, dicevo a mia madre che quello spettacolo era orribile: “Povere lucertole", le dicevo, "chissà quanto soffrono. Non dev’essere un granchè nascere lucertola se poi fai questa fine”.

La verità era che delle lucertole non me ne fregava niente, è che non sapevo fare il cappio allo spago. Quando mio padre alla fine si è deciso ad insegnarmi come si faceva io già ero nella fase in cui volevo la Bmx e lo odiavo perché non capiva che la Graziella bianca col cestino era molto al di sotto delle mie reali possibilità. Ho girato con la Graziella per un sacco di tempo senza mai dare a nessuno l’opportunità di pensare che mi sentissi vagamente a disagio nel ruolo di Holly Hobby.

Ho cominciato ad apprezzare col tempo anche il fatto che la quantità di senso materno che ho in dotazione sia nella media nazionale solo in periodi ipotetici di quarto tipo (i cosiddetti periodi dell’”irrealtà”), mentre nella pratica risulti evidente come i bambini mi schifino, percependo che vicino a me la possibilità di non arrivare all’adolescenza viene data 1 ad 1. Un paio di volte (in un periodo in cui la consapevolezza che avevo di me era piuttosto acerba) ho provato anche a fare la babysitter, col risultato di riuscire ancora oggi a citare a memoria l’elenco dei film che mi sono vista a sbafo durante quelle serate e, in maniera del tutto proporzionale, di ricordarmi a stento il nome dei bambini che dovevo guardare. Sempre grazie al tempo certi errori li anticipi. L’altro giorno ad esempio, io e mia nonna abbiamo trovato il vicino di casa che bestemmiava davanti la porta perché non trovava le chiavi di casa. Era sudatissimo e incazzato, con tanto di buste della spesa ai suoi piedi. Ora: il prototipo dell’anziano con le buste della spesa è da vero manuale, di una tenerezza irresistibile, se non fosse che il signor Giovannetti è, nell’ordine: un sacco vecchio, un sacco puzzolente, notevolmente sordo, totalmente rincoglionito e parecchio vedovo. Praticamente sulla sua pratica c’era scritto “da ignorare accuratamente, salvo prendere nota delle ingegnose e originali espressioni verbali di cui il Giovanetti sta facendo uso per manifestare la sua frustrazione”. Ovviamente ce ne siamo andate, avendo comunque cura di buttare un occhio per vedere se per caso le chiavi fossero cadute nel metro quadro ai suoi piedi. In realtà mia nonna gli ha anche chiesto se voleva mettere le cose in frigo da noi o se voleva fare una telefonata a qualcuno ma io ho fatto finta di non aver sentito niente, limitandomi a digrignare leggermente i denti. Oggi l’ho visto che annaffiava le piante, mi sembrava in salute (tra “l’altro giorno” e “oggi” sono passati tre giorni).

 

Poi però oggi pomeriggio mi sono accorta di essere sul divano insieme a mia nonna a guardare Via col Vento in dvd e non ho fatto una piega. Nessuno stridore, nessun cedimento nell'impalcatura, solo un vaghissimo formicolio dietro il collo. Ovviamente ho dato la colpa a mia nonna che è capace di fare dei grattini che sono la fine del mondo.

 

 



bonza | 19:08 | commenti (12)


19/05/2004
 

 

E' INNAMORATO

 

 

MA PER FORTUNA

 

 

NON DI VOI

 

 

 

 

Certe persone si abbandonano facilmente alla disperazione o ad una vita dissoluta, calcolando male le distanze tra quello che sono e quello che gli capita.

 

Invece a volte è più utile affidarsi ad un paio di occhi nuovi che, senza impegno, sanno guardare da lontano.

 

 

+

 

Questo non è l’angolo del Tao.

E' un messaggio promozionale di un nuovo prodotto che si chiama “Speculum”.

 

+

 

 

Da come si comporta e da quello che dice potrebbe facilmente confondersi con la classica “Spalla su cui piangere”, in realtà lo Speculum è capacissimo di mandarvi al diavolo in una giornata di sole e di farvi sentire una merda molto più di quanto voi già vi sentiate, qualità che lo avvicinano alla categoria di “Amico” anche se dell’amico non ha la tempistica:lo Speculum infatti piomba nella vostra vita all’improvviso dopo anni di latitanza e certe volte avete l’impressione di trovarvi davanti ad un prodotto che ha una scadenza e delle regole d’ingaggio di cui la prima è “va bene che adesso sembriamo cip e ciop però tra un po’ vai fuori dai coglioni”. La sua discrezione è frutto di grandi riflessioni e di un pizzico di cinismo: peccato che, essendo condannati alla malvagità e al difetto, sapete già che non vi innamorerete mai di lui e della sua perfezione.

 

E ora alcune caratteristiche organolettiche per aiutarvi a prendere confidenza con lo Speculum nel caso abbiate la botta di culo che esso vi scelga:

 

  • Lo Speculum è innanzitutto un essere umano: non dimenticatevi mai che mangia, fa la cacca, piange, ride, si intristisce all’improvviso, si sollazza, a volte ascolta musica di merda proprio come voi.
  • Non vive nel vostro quartiere ma è facilmente raggiungibile in macchina
  • Il suo cellulare è tendenzialmente sempre carico
  • Lo Speculum ha una cucina dove puoi fumare o un divano molto comodo
  • Non lavora, al massimo studia.
  • Ama mandare messaggi di almeno 400 caratteri la mattina molto presto o la notte molto tardi, intasandola memoria del vostro cellulare
  • Sa cucinare
  • Quando parla vi dà sempre l’impressione di sapere quello che dice e per questo un po’ lo odierete
  • Non disdegna di accompagnarvi dappertutto, specialmente quando avete da espletare mansioni di carattere quotidiano (la fila alla posta, la fila in banca, la spesa al supermercato, la passeggiata col cane)
  • Non disdegna lo shopping
  • Gli piace farvi dei complimenti

 

 

 



bonza | 12:46 | commenti (26)


18/05/2004
 

QUATTRO : MAI ARRENDERSI AGLI


ASSIOMI.



SOPRATTUTTO A QUELLI


PATINATI.

 

 

Sono tre notti che non dormo: mal di denti.
Vado dal dottore.
Mi girano un pò le palle. Anzi, mi girano vorticosamente e in maniera sistematica da almeno trentasei ore, quindi sono piuttosto lucida e disperatamente in cerca di simmetrie.
Mi siedo in sala d'attesa, concentrandomi su alcune figure letterarie che rispetto moltissimo e alla cui immagine mi appello quando la mia spocchia vacilla.
Resisto più o meno trenta secondi, poi allungo la mano verso il primo settimanale patinato che trovo.

Sfogliando partendo dalla fine, trovo un test per verificare, col presupposto di far parte di una "coppia", a che tipo di coppia appartengo.
A parte l'uso di "coppia" che già su questo potremmo opporre qualche resistenza ma che posso tollerare, previa svuotatura del suo spessore ontologico.
A parte il fatto che il test, anche svuotandolo del senso della parola coppia, non avrebbe potutto riguardarmi.
A parte quindi la totale mancanza di prerequisiti, il fatto è che ,nonostante la folle determinazione di arrivare fino alla fine, non sono riuscita ad andare oltre la prima domanda che, chiedendo "che tipo di persona sei?", mi suggeriva di scegliere tra: a) una che detesta amare senza essere amata, b) una che detesta essere amata senza amare, c) una che crede che l'amore vinca sempre.

Stop. Pausa. Intervallo.

Alzo gli occhi dal giornale. Mi giro a sinistra verso mia madre. Anche lei ha in mano un settimanale fatiscente, ma stampato sulla sua faccia c'è un sorrisetto compiaciuto. Butto un occhio su quello che sta leggendo e capisco: è un servizio su Al Bano e la sua nuova compagna, la tizia giovane per cui lui ha lasciato Romina "Mater Familias" Power. Lui si dice abbastanza deluso del fatto che la sua compagna ammetta che sarebbe stata in grado di lasciarlo pur di partecipare ad un reality show.

(...)

Il sorrisetto di mia madre vuol dire "zoccola" e tradisce la sua personale weltanshaung riguardo il tema "uomini maturi che abbandonano mogli mature inseguendo giovani zoccole". un argomento vecchio come il mondo ma ancora capace di suscitare reazioni.

Fine intervallo.

Sicuri che devo scegliere? Cioè: non posso scegliere di perdere dieci punti e passare alla domanda numero due? Tanto i profili poi in genere me li leggo tutti comunque, che ci trovo sempre qualcosa che parla di me.
Il fatto è che in queste risposte si legge palesemente l'intenzione di mandare un messaggio.
Come faccio in fatti a passare dalla a) alla c) o dalla b) alla c) senza accorgermi che stanno cercando di dirmi qualcosa?
Fisso le risposte alla ricerca di un metodo, facendomi forza sul trenta all'esame di economia politica.

Alla fine questo "qualcosa" lo trovo per forza:
se per la proprietà transitiva a) è uguale a b) e b) è uguale a c), allora c) è uguale ad a): nel caso specifico, "una che crede che l'amore vince sempre" è la stessa che "detesta amare senza essere amata".

Merda.

Ne deduco velocemente che:
uno - questa giornata è iniziata in maniera infausta e finirà allo stesso modo, se non peggio.
due - che se io detesto le sale d'attesa, i parrucchieri e la degenza ospedaliera è perchè detesto la tipologia di giornali che si accumulano in queste sedi e da cui sono irrefrenabilmente attratta.
tre - anagrammando il messaggio in realtà si legge: "bzz. per secoli abbiamo osservato voi umani e gli infiniti modi con cui amate destabilizzarvi: ora porremo fine a questa straziante visione uccidendovi telepaticamente uno ad uno.bzz."






















bonza | 15:41 | commenti (5)


26/04/2004
 

DUE POST


DUE NONNI

 

 

(DI MADRI DIVERSE, PERO')

 

 

 

Mi sono trasferita da mia nonna.

Scopo: trovare la giusta concentrazione per scrivere la tesi.

 

Il concetto di giusta concentrazione è direttamente proporzionale a quanto una nonna sappia fare la nonna.
E’ altamente improbabile che lo status di nonna così come noi nipoti lo conosciamo non risenti degli effetti collaterali generalmente associati alla pratica di scrittura della tesi.
Sappiamo infatti per esperienza diretta che una laureanda può arrivare, in particolari condizioni di stress, a ripudiare anche la propria madre. Se ne deduce quindi che, se una nonna decide di (o viene costretta a) offrire il proprio nido d’amore, lo fa solo in virtù di quelle qualità innate che la differenziano dal resto del genere umano, qualità che spesso nemmeno sa di possedere.

 

Per essere questo tipo di nonna servono, nell’ordine:

 

  1. un’età tra i settanta e gli ottanta
  2. un passato da casalinga e da madre
  3. una vocazione per la pasta burro e parmigiano e per le fettine panate
  4. un passo silenzioso
  5. quel tanto di rincoglionimento (suo) che permette (a te) di dire o fare cose contraddittorie senza suscitare sterili polemiche familiari
  6. una qualsiasi attività cuscinetto* che nell’arco della giornata crei in casa dei momenti di immobilismo totale durante i quali tu scrivi di botto quattro pagine.
  7. delle braccia accoglienti che si spalancano automaticamente quando ne hai bisogno
  8. un profumo di lacca marca “Cielo Alto”

 

 

* la scelta è quasi sempre tra una puntatina all'alimentari per comprare il latte, un meeting cattolico con la vicina del piano di sotto, un'analisi del sangue.

 

 

 






bonza | 19:41 | commenti (24)


12/04/2004
 

 

Se vi chiedete

 

 

 

perche sono cosi:

 

 

 

vi presento

 

 

 

mio nonno.

 

 

 

 

 

 

 



bonza | 23:43 | commenti (21)


02/04/2004
 

Bzzzz

 

 

Chiedo asilo politico immediato.

 

 

Ripeto:

 

 

Chiedo asilo politico immediato.

 

 

Bzzzz

 

 

Mi sveglio. Le narici dilatate captano un odore familiare proveniente dal piano terra. come uno zombie scendo le scale crogiolandomi nell'aspettativa di costolette d'agnello e patate al forno. Dolores* è uscita presto stamattina ma da quello che sento nell'aria ha comunque tentato l'impresa di, come ama dire lei, "improntare il pranzo".

Ora: per Dolores improntare il pranzo significa stazionare davanti al frigo aperto per non meno di dieci minuti e alla fine tirare fuori una serie di elementi gastronomici tra loro completamente privi di legame. Di seguito, tentare di sconvolgere le leggi della fisica con alchimie degne di Gargamella. il risultato è, nella maggior parte delle volte, talmente inverosimile che a tavola io, mio padre e le mie sorelle sembriamo quattro studenti di medicina legale il primo giorno di tirocinio.

Date le premesse ho sceso le scale su un tappetto di petali di scetticismo, sperando comunque che la presenza di mia nonna in questi ultimi giorni, avesse per induzione colmato il gap culinario che attanaglia, inesorabile, questa casa.

Niente. Nada.

Apro il forno e scopro con amarezza che l'agnello e le patate, senza bisogno di incantesimi allo scoccare della mezzanotte, in realtà non sono mai stati altro che un sottilissimo tortino alla zucca,
tra le altre cose, sciapo come la morte.

Immediatamente mi scivola sulla tempia una goccia di sudore premonitrice, ricordo infatti nitidamentche che l'ultima volta in cui è stata vittima del tortino alla zucca, abbiamo forzatamente ingoiato per circa sei mesi almeno una ventina di variazioni di piatti a base di zucca.

Chiamo mia sorella e le dico di scendere: le illustro la situazione ma prima di entrare nei dettagli del piano di fuga decidiamo di verificare se il tortino è frutto di una specie di effetto boomerang o se il disastro è veramente alle porte.Guardiamo il frigo. Ci capiamo al volo. Afferriamo la maniglia e lo apriamo.


(...)

Nel tripudio di arancione fluorescente che ci acceca appestando ogni centimetro quadrato del frigo e nell'estati allucinogena generata da quello che i nostri occhi stanno guardando, sentiamo una voce dall'alto che ci conferma che il signore creò dolores al solo scopo di punirci per la saccenza di cui si fanno scudo le nostre giovani menti.

*mia madre

 

 





bonza | 14:32 | commenti (20)


30/03/2004
 

 

Santamaria che sfiga

 

 

a grande richiesta*  l'estratto conto del mio sollazzo di una notte di mezzo inverno

 

 

 

Prologo

 

Interno - teatro

 

Lei è seduta in platea, in prossimità del palcoscenico: la vicinanza è tale che le sembra di vedere il sudore che scioglie il trucco degli attori.

Lui entra in scena. E’ completamente e perfettamente calato nel personaggio, che nella rappresentazione in questione sarebbe un satiro con una gamba paralizzata da un imbracatura di plastica bianca.

A lei sembra che dopo l’inizio del secondo atto lui, fermo immobile con lo sguardo  -  per esigenze di copione - rivolto verso il pubblico, la guardi ed abbozzi un mezzo sorrisetto abbacinante. La ragazza, alla luce degli eventi occorsi tra il frattempo e il dopo, resterà indecisa nell’interpretazione di quel sorrisetto**.

 

Suspance.

 

Rapida incursione in bagno per fare pipì.

 

Crescendo di archi e poi chiusura.

 

 

Epilogo

 

Esterno - notte

 

Lei è in macchina fuori dal teatro. E’ indecisa sul da farsi.

Ha già utilizzato la telefonata a casa e il pubblico, data l’ora tarda, ha deciso di lasciare la nostra concorrente nelle mani della regia. Fortunatamente il notaio dice che il regolamento prevede che gli attori escano ordinatamente dalla porta principale e si disperdano a due a due nella notte. Con fare deciso scende dalla macchina e raggiunge il suo obiettivo che è al momento affiancato dalla sua inseparabile spalla. Completamente ignara di cosa  inventarsi per giustificare un così alto livello d’intraprendenza procede spedita sfoggiando una proverbiale  faccia da culo. Sarà il suo obiettivo a cavarla d’impaccio riconoscendola come quella che “alla fine è venuta davvero”***.

Un primo piano sul dettaglio della mano di lei segnalerà alla regia in maniera inequivocabile che quello,come convenuto, è il momento dell’uscita fuori campo dell’inseparabile spalla del nostro obiettivo.

 

Ma qualcosa non va nel sistema di comunicazione e nessuno riesce a capire cosa sta succedendo. Purtroppo la nostra concorrente è di spalle e non vede che dalla regia le fanno cenno di frenare, salutare calorosamente e in maniera disinvolta il palo della luce che è davanti a lei, girare e tornare alla macchina come se niente fosse.

 

Crescendo di archi che sovrasta il momento delle presentazioni e che non permette di afferrare correttamente il nome dell’inseparabile spalla dell’obiettivo.

 

Carrello a precedere:

i due si offrono di accompagnarla alla macchina, chiedendole di tornare ancora a vederli****.

 

 E’ soprattutto l’inseparabile spalla che glielo chiede.

 

Primissimo piano sull’inarcamento vertiginoso del sopracciglio sinistro di lei:

 la nostra concorrente capisce che il peggiore degli scenari si è appena verificato.

 

Archi a calare [velocemente]

 

Dissolvenza.

 

Titoli di coda.

 

*mah...

**nella prima stesura l’autore aveva  previsto una voce fuori campo che urlava “a bbbonooo!” poi la scena è stata rivista a causa delle perplessità riscontrata in più del 60% del panel a cui è stata informalmente data in lettura una copia della sceneggiatura

***la versione integrale del soggetto prevede che i due ( anzi, i tre) si siano già imprevedibilmente incontrati quattro giorni prima e che in quell’occasione ci sia stato l’invito ad assistere allo spettacolo

****è al momento in atto un sondaggio per capire se la sceneggiatura può dirsi definitivamente chiusa o meno



bonza | 01:58 | commenti (32)